Dove il teatro incontra il vuoto
Mi piace creare spettacoli che incontrano i due linguaggi:
quello del teatro, che dà voce alle emozioni, alle storie, ai corpi che raccontano,
e quello del funambolismo, che incarna il rischio, la sospensione, il simbolo del cammino.
Sul cavo, il gesto si fa metafora.
A terra, la parola si amplifica nel movimento.
Il risultato è un’esperienza che non si guarda soltanto: si attraversa, si sente, si condivide.
I miei spettacoli vivono su più piani: quello fisico del corpo in equilibrio, quello emotivo delle parole e delle immagini, e quello simbolico, dove ognuno può trovare un riflesso, un significato, una risonanza personale.
Teatro e funambolismo insieme creano una narrazione che sfida i limiti — dell’altezza, del linguaggio, dell’immaginazione.
Il filo teso diventa un palco sospeso, uno spazio altro in cui tutto può accadere: cadere, restare, volare, resistere.
C’è sempre una storia da raccontare, un equilibrio da cercare, una distanza da colmare.
Perché per me lo spettacolo è un atto di verità,
e sul cavo non si può mentire.

